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La transavanguardia come movimento artistico

La transavanguardia teorizzava un ritorno alla manualità, alla gioia ed ai colori della pittura dopo alcuni anni di dominazione dell’arte concettuale. Il movimento, teorizzato e sistematizzato dal critico Achille Bonito Oliva, è ascrivibile come un movimento del tutto italiano, scarsamente riconosciuto all’estero[6]. Vide protagonisti un quintetto di artisti[7]: Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Nicola De Maria e Mimmo Paladino, con i quali collaborò parallelamente Sirio Bellucci e ai quali poi si aggiunsero Mimmo Germanà, Ernesto Tatafiore, Nino Longobardi (presenti nella sezione Aperto ’80 della Biennale di Venezia del 1980) e Andrea Vaccaro, che in seguito abbandonò il movimento[8].

Nel 1979, ad Acireale, una mostra curata da Achille Bonito Oliva, Opere fatte ad Arte, poneva le basi di quella che poi venne consacrata alla Biennale di Venezia del 1980. In un’intervista pubblicata nel numero 13 (ottobre 1979) della rivista Segno si legge: “[…] questi artisti assumono la pratica pittorica come un movimento affermativo, come un gesto non più di difesa ma di penetrazione attiva, diurna e fluidificante. […]”. Nel 2011, dal 24 novembre al 4 marzo 2012, è stata allestita una mostra antologica al Palazzo Reale di Milano.

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